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Benvenuti, oggi esamineremo il Monumento ai Caduti di Oria - "il fante glorioso e vittorioso", in provincia di Brindisi. Le riflessioni che esporrò vi porteranno ad associarle ad altri monumenti bronzei presenti nelle nostre città pugliesi e italiane. 

Vorrei innanzitutto premettere che questa mi si presenta come un’occasione per pubblicizzare il volume “Oria, il monumento ai caduti – il luogo, il tempo, la storia”, che da oggi troverete disponibile anche nella Biblioteca comunale “Sabino Loffredo” di Barletta, oltre che in quella di Oria “De Pace-Lombardi”.

Tutto nacque grazie all’ideazione di un evento culturale, ispirato dal monumento (realizzato nel 1927 per commemorare i caduti della prima guerra mondiale), durante la sua collocazione nella Biblioteca comunale “De Pace-Lombardi” di Oria, in attesa di essere restaurato, per poter essere ricollocato su Piazza Lorch, principale piazza oritana.

La collaborazione con le colleghe, Chiara Romano, Serena Musco, Erica Mingolla, e il comune di Oria (BR) ha permesso la concretizzazione di questo testo grazie al lavoro di studio e ricerca che fortemente ci accomunava su tematiche storiche, culturali e archeologiche.

Il volume si presenta diviso in tre sezioni, nella prima parte la Dott.ssa Archeologa Serena Musco, narra il contesto di collocazione dell’opera, descrivendo dettagliatamente i profili storici e folcloristici sviluppatisi negli anni su Piazza Lorch. Nella seconda parte il monumento e il suo artista ne sono protagonisti, grazie agli approfondimenti della Dott.ssa Storica dell’arte Chiara Romano, dando voce allo scultore “Turillo Sindoni” e delineando il quadro culturale di quegli anni. Infine, il testo si conclude con le mie osservazioni..

 Monumento ai Caduti di Oria "il Fante glorioso e vittorioso" 1929 - vista frontale prima del restauro    

L’obiettivo che volevo raggiungere, prima della stesura del testo, era quello di descrivere l’opera dal punto di vista materico. Spesso le visite guidate turistiche si incentrano su un racconto prettamente storico che ci permette di rivivere, attraverso un intreccio simultaneo, la storia locale, italiana e mondiale. 

Ma, vi siete mai chiesti come veniva realizzata un’opera bronzea? E, innanzitutto, cos'è il bronzo e da cosa è composto? Quali erano le tecniche di esecuzione applicate per la realizzazione di opere così imponenti? È possibile riconoscere la tecnica esecutiva oggi? Perché l’impiego del bronzo e non della pietra? Quali sono le cause che comportano alterazioni spesso visibili sul bronzo, con variazioni cromatiche evidenti? 

Il mio contributo è stato proprio quello di dare delle risposte a queste domande evidenziando ancora una volta la linea scientifica che interseca quella storica.

La CHIMICA ne è protagonista! 

In questo articolo vi racconterò brevemente quello che ho elaborato più dettagliatamente nel volume, augurandomi di suscitare in voi curiosità e interesse che vi portino ad approfondire il tema, richiedendo in prestito il libro, anche con un prestito interbibliotecario, o richiedendone una copia gratuita all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

COS’E’ IL BRONZO? Il bronzo è una lega metallica composta da rame e stagno. Le percentuali dei due metalli è un fattore importante influenzandone il colore, la resistenza, l’ossidabilità, la fusione e le caratteristiche meccaniche e fisiche. La scelta delle percentuali variava in base agli oggetti che dovevano essere realizzati, pensiamo ad esempio alla realizzazione delle campane le cui caratteristiche materiche dovevano tener conto della durezza, del timbro e della sonorità.

PERCHE’ SCEGLIERE IL BRONZO PIUTTOSTO CHE LA PIETRA? Il bronzo sicuramente è un materiale resistente che resiste bene alle intemperie atmosferiche per una collocazione all’esterno, ed è un materiale che si presta bene ad una realizzazione veloce consentendo anche di ottenere copie attraverso il riutilizzo di uno stesso modello, permettendo una produzione in serie. Ma la scelta che predilige il bronzo piuttosto che la pietra è una scelta simbolica. Il bronzo suggerisce l’assenza di luce, diventando sempre più scuro con il tempo, indicando quindi la notte ed il sonno. Inoltre, nell’antichità è stato un metallo sacro legato all’alleanza tra cielo e terra. La scelta del materiale per la realizzazione di opere la cui funzione era quella commemorativa non avveniva casualmente o solo per necessità e convenienza, ma anche e soprattutto per il legame simbolico.

QUALE TECNICA ESECUTIVA E’ STATA IMPIEGATA? La tecnica impiegata per la maggior parte di queste opere, realizzate nella stessa epoca (primi del ‘900), è la tecnica del “negativo a tasselli”: più parti venivano saldate ed incastrate tra loro. La nascita di questa nuova tecnica, che si presenta come l’evoluzione della “fusione a cera persa”, dà il via alla produzione semi-industriale, cambiando il ruolo dello scultore contemporaneo e separandolo da quello del fonditore. Dopo la realizzazione dell’opera, questa veniva raffinata tramite diverse fasi di lavorazione, quale ad esempio la “raspinatura” ed altri metodi di correzione di difetti presenti sulla superficie.

E’ POSSIBILE DISTINGUERE LA TECNICA ESECUTIVA CON LA SOLA OSSERVAZIONE DELL’OPERA? Certo che si! Ad esempio la semplice osservazione del monumento oritano mostra i tasselli impiegati per la sua realizzazione grazie alle evidenti giunture di fusione, e piccole tracce di trattini paralleli sulla superficie indicano l’impiego di raspini metallici utilizzati per la “raspinatura” che serviva per levigare e rendere liscia e omogenea la superficie del bronzo. In realtà, nel caso di studio del Fante, l’artista, Turillo Sindoni, ci ha aiutati con la sua poca accuratezza e le numerose imprecisioni che mostrano una certa frettolosità di realizzazione dovuti forse ai ristretti tempi di consegna a cui era soggetto. Difatti l’opera, oltre che mostrare i tasselli di giuntura, mostra anche cavità di raggio ridotto riferibili a bolle d’aria insediatisi durante la fase di realizzazione (colatura), fori di dimensioni maggiori rivelano la presenza di materiale refrattario che non fu rimosso.

 linee di giunzione in saldatura sulla veste (posteriore e laterale) che mostrano la tecnica esecutiva utilizzata del "negativo a tasselli"

QUAL ERA IL SUO STATO DI CONSERVAZIONE PRIMA DEL RESTAURO? In questo breve spazio è impossibile descrivervi le reazioni che si sono verificate nel tempo, ma cercherò di farvi un breve riassunto. Il monumento esposto all’aperto e quindi all’azione di vari fattori chimici ambientali ha inevitabilmente sviluppato prodotti di alterazione, distinguibili in strati di diverso  tipo e colore: patine rosse e grigio-nere, patine verde scuro e verde chiaro. Essenzialmente lo sviluppo di questi prodotti è determinato dalle reazioni chimiche che avvengono tra il materiale e gli agenti inquinanti, pensiamo al gas di scarico delle nostre macchine, o anche la semplice acqua piovana e la polvere (particellato atmosferico) che si deposita sull’opera. Non mancavano cricche e danni antropici (provocati dall’uomo), ad esempio il fucile spezzato e tracce di colore riferibile a graffiti.

cricca sul fucile 
  striature verdastre 

IN QUALE MODO POSSIAMO PROTEGGERE LE NOSTRE OPERE ED EVITARE LA LORO PERDITA? Perché la perdita delle nostre opere è una perdita anche della nostra memoria storica, dei simboli storici e dei valori legati ad essa. PERCIO’, COME PRESERVARLI? Vi invito a leggere il volume, altrimenti .. che gusto c’è?!?!?