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Benvenuti! Nel primo articolo di presentazione vi avevo promesso di spiegarvi il legame tra arte e scienza, obiettivo che vorrei perseguire con degli esempi pratici che facilmente potrete osservare da vicino perché presenti sul nostro territorio pugliese.

Venerdì scorso avevo preparato un programma con le tematiche che mi sarebbe piaciuto trattare, ma la mostra “Prima che il gallo canti”, tenutasi a Barletta sul Fracanzano, mi ha dirottata convincendomi a dare priorità ad una problematica comune sui dipinti ad olio.

Oggi analizzeremo il legame tra CHIMICA e ARTE!

Mi trovavo nella Pinacoteca di Barletta (BT) e difronte, su uno sfondo bianco, mi si stagliavano le due raffigurazioni di San Pietro penitente (entrambe datate 1628/29), dipinte dal noto pittore Cesare Fracanzano (1605-1651/52). L’affiancamento dei due dipinti ben esaltava i due stili contrapposti, ulteriormente evidenziati dalle esposizioni degli storici, Dott. Ruggiero Doronzo e Dott. Victor Rivera Magos, con le loro riflessioni e valutazioni di carattere storico-artistico e sul significato teologico e storico della Passione.

 Cesare Fracanzano, San Pietro penitente 1628-29, Olio su tela, cm 72x60, Barletta, Museo civico

 Cesare Fracanzano, San Pietro penitente 1628-29, Olio su tela, cm 113x90, Barletta, Chiesa di San Benedetto

 

Le differenze sono notevoli, le raffigurazioni si distinguono per la diversa posa, per la fisionomia di San Pietro, per la rappresentazione dei dettagli (la lastra lapidea, la chiave dorata, il gallo, le mani nodose con un’unghia nera), l’impiego dei colori (prevalenza di tonalità brune, nel primo, contro i vivaci colori del secondo), le pennellate (larghe e veloci nel dipinto a sinistra), la direzione della luce e le influenze stilistiche.

L’elemento che sembra accomunare le opere sono il forte REALISMO. 

Le osservazioni e l’esposizione storico-artistica dello storico dell’arte, hanno sollecitato numerose domande poste da una visitatrice, fortemente suggestionata dalle differenze cromatiche dei due dipinti che non le permettevano di apprezzare dettagli e influenze stilistiche ben descritte e motivate dallo storico dell’arte.

Effettivamente, non poco evidenti sono le differenze cromatiche impiegate dall’artista, ma poniamoci delle domande.

Queste tonalità brune sono originali?

Non sono presenti altri dettagli nell’opera oltre quelli raffiguranti il Santo?


Le cause che celano colori e dettagli sono molteplici, causate da un invecchiamento generale che investe la multi-materialità dell’opera. Le opere sono composte da più materiali sovrapposti che interagiscono creando un “insieme”, ma nello stesso tempo invecchiano.  Non è tutto oro ciò che luccica.. o meglio, che NON luccica! Con molta probabilità il colore della veste è molto diverso da quello che vediamo attualmente, uso il presente perché il colore vivace che l’artista ha impiegato durante il concepimento dell’opera c’è ancora, è solo nascosto!

Purtroppo in tempi antichi i pittori non avevano a disposizione tubetti di colore già preparati e vendibili come avviene oggi, ma al contrario dovevano provvedere personalmente alla loro preparazione tramite l’impiego dei PIGMENTI, nonché polveri sottili non impiegabili senza un adesivo. A tale scopo, per far sì che questi aderissero alla superficie (nel caso in esame si tratta della tela), i pigmenti venivano mescolati con sostanze adesive, chiamate “leganti”. I leganti addizionati ai pigmenti costituivano il “Film pittorico”. Nel nostro caso, il Fracanzano fece uso degli olii siccativi (olio di lino, di noce o di papavero).

Lo strato che veniva sovrapposto a quest’ultimo era la VERNICE, uno strato di protezione da polveri, dalla luce, dall’umidità, dagli agenti atmosferici gassosi (l’anidride carbonica ad esempio), e che migliora la percezione ottica dei colori eliminando i fenomeni di riflessione diffusa e permettendo ai pigmenti di acquistare maggiore nitidezza, brillantezza e saturazione.

 Nell’opera del Fracanzano, quindi, cosa è avvenuto?

- Anche ad occhio nudo si può ben notare un ingiallimento della vernice (resina) che, visto come strato di sacrificio, ha sopportato gli attacchi esterni subiti negli anni e ha virato il suo colore al giallognolo/bruno;

- un invecchiamento del legante. L’olio siccativo è un acido grasso vegetale che dal momento del suo impiego reagisce con l’ossigeno dell’aria, ossidandosi, e polimerizza (le molecole semplici, monomeri, si uniscono in una molecola complessa di grandi dimensioni, macromolecola) creando uno strato robusto e insolubile in acqua e in molti altri solventi. Tuttavia, il legante continua a reagire negli anni, trasformandosi e interagendo con i pigmenti e determinando un inscurimento.

Questa combinazione di fattori di degrado ha determinato un imbrunimento del dipinto celando colori e particolari a noi ancora ignoti. Attualmente il dipinto non ha subito un restauro, ma prendo come esempio il dipinto “Bacco e Arianna” di Tiziano che ben evidenzia la differenza cromatica rilevata dopo il restauro.

PRIMA DEL RESTAURO - “Bacco e Arianna” di Tiziano, 1520-1523, olio su tela, National Gallery, Londra

DOPO IL RESTAURO - “Bacco e Arianna” di Tiziano, 1520-1523, olio su tela, National Gallery, Londra. 

Le differenze cromatiche che riscontreremmo nel San Pietro penitente del Fracanzano dopo un opportuno restauro ci permetterebbe di giudicare e valutare diversamente il confronto con il dipinto visto all’inizio.

Inoltre, i colori dello sfondo che il Fracanzano ha impiegato sembrano piuttosto scuri, ma ciò non esclude la possibilità che in tale area ben si mimetizzino ulteriori dettagli, attualmente invisibili. Infine bisogna considerare anche la presenza di precedenti interventi di restauro invasivi, in quanto in passato non si effettuava un restauro conservativo, ma questo era visto quasi come un rifacimento, il restauratore si sostituiva all’artista, reinterpretando l’opera aggiungendo o nascondendo elementi originali.

Fortunatamente la ricerca ha studiato tecniche diagnostiche che permettono di indagare gli strati sottostanti e quelli sovrammessi.

Ad esempio la Riflettografia VIS e IR (fotografia in luce visibile e infrarossa) permetterebbero di individuare il disegno preparatorio e/o ripensamenti pittorici e valutare la presenza o assenza di ulteriori dettagli. La Riflettografia in UV (fotografie ai raggi ultravioletti) ci permetterebbe di evidenziare l’alterazione della vernice ed ulteriori strati superficiali applicati sull’opera. Infine, per un’indagine più certosina, a Spettroscopia di fluorescenza a raggi X (indagine chimica, non distruttiva) rivelerebbe gli elementi costituenti i pigmenti, presenti anche in tracce, per valutare l’alterazione di questi e definire la loro tonalità e intensità originale.

Maria Rosa Borraccino