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Non potevamo stare zitti e non scrivere e divulgare.

Chi frequenta la Brindisi sera ha incontrato gli uomini che offrono rose in cambio di offerte, gente migrante che ha lasciato moglie e figli per venire qui. Pochi immaginano che questi uomini “sopravvivano” nella nostra città tra mille sacrifici per inviare la maggior parte dei soldi ai propri figli lontani, garantendo loro un futuro migliore. Uomini che non vedono le loro famiglie da anni ormai, uomini che non hanno nessuno e non sono nessuno qui, che passano in silenzio tra noi con in mano un mazzo di rose.

Fanno parte della città, li conosciamo. Per alcuni di noi sono diventati degli amici con cui scambiare due parole, sguardi e sorrisi, e a volte prendiamo qualche rosa. Chi li vede in giro per la città, ormai da anni, sa che sono delle bravissime persone e sa anche che sono uomini indifesi.

Come altri cittadini, anche noi siamo venuti a sapere che nelle ultime settimane sono accadute cose tristi e disumane ai danni di uno dei nostri amici delle rose. Testimoni e persone informate dei fatti raccontano di offese verbali reiterate nel tempo, di minacce, lesioni fisiche, di calci e pugni, di vergognose aggressioni per rubare le offerte. Ieri sera, sabato 14/05/2016, il tutto sarebbe accaduto nuovamente, questa volta nelle vicinanze del Teatro Verdi, lì dove si svolge la movida brindisina.

Noi, sia come associazione, che come volontari e cittadini non possiamo accettare questo, non possiamo non essere schierati dalla parte del più debole e indifeso, non possiamo non manifestare il nostro sdegno verso la vigliaccheria di quei giovani che si sono accaniti contro una persona vulnerabile. Non accettiamo che fatti del genere accadano in silenzio, non accettiamo le minacce rivolte a chi sabato sera si è schierato in difesa del venditore di rose. Per questo chiediamo a tutte le altre forze positive della città di unirci, di indignarci per l'accaduto.

Ricordiamo due citazioni, affinché rimangano sempre impresse nella nostra mente: “Restiamo Umani” di Vittorio Arrigoni e “La mafia uccide, il silenzio pure” di Peppino Impastato.